
LA STANZA CHE NON ESISTE
Quando Luca si trasferì nella vecchia casa di sua nonna, pensava di trovare solo polvere, silenzio e ricordi. La casa si trovava ai margini di un piccolo paese, lontana dal rumore delle auto e dalle luci della città. Di notte, il buio lì sembrava più denso, quasi vivo.
La prima settimana passò senza incidenti. Luca dormiva al piano superiore, in una stanza con un grande armadio di legno scuro e un vecchio specchio incrinato.
Poi iniziarono i rumori.
Ogni notte, verso le tre, sentiva un passo lento nel corridoio.
Un passo.
Una pausa.
Un altro passo.
Pensava fosse il legno che si dilatava, o il vento. Ma una notte, il suono si fermò davanti alla sua porta.
Luca trattenne il respiro.
Silenzio.
Poi un graffio leggero, come un’unghia che scivola sul legno.
Al mattino aprì la porta. Non c’era nulla.
Solo… un segno sottile, lungo la maniglia.
Qualche giorno dopo, esplorando la casa, Luca notò qualcosa di strano. In fondo al corridoio c’era una parete vuota. Eppure, guardando meglio, vide un’ombra più scura, come il contorno di una porta murata.
Chiese ai vicini.
Una donna anziana abbassò lo sguardo.
«Quella stanza non esiste,» mormorò.
«E non dovrebbe essere cercata.»
Quella notte Luca fece un sogno.
Si trovava nel corridoio, davanti a una porta che non aveva mai visto. La porta era nera, gonfia, come se respirasse. Da sotto filtrava una luce pallida.
Dall’interno proveniva un sussurro continuo.
Il suo nome.
«Luca… Luca… Luca…»
Si svegliò sudato. L’orologio segnava 03:14.
E dal corridoio arrivava il suono di un passo trascinato.
Decise di rompere la parete.
Sotto l’intonaco trovò il bordo di una vecchia porta. Dopo ore di lavoro riuscì a liberarla. La maniglia era gelida al tatto, nonostante il caldo.
Quando aprì, l’aria dentro la stanza era ferma, vecchia, come se non fosse stata respirata per decenni.
Dentro non c’erano mobili.
Solo specchi.
Specchi su ogni parete.
Decine di specchi.
E in ognuno di essi, Luca si vedeva…
ma non si muoveva allo stesso modo.
In uno, sorrideva.
In un altro, piangeva.
In un altro ancora, il suo riflesso lo fissava con odio puro.
Mentre avanzava, sentì un sussurro alle spalle.
«Questa è la stanza di chi non è mai uscito.»
Si voltò.
Lo specchio davanti a lui mostrava una figura che gli somigliava, ma con la pelle più pallida, gli occhi vuoti, il sorriso troppo largo.
La figura alzò la mano.
Luca no.
Lo specchio si increspò, come acqua.
E una mano iniziò a spingere dall’interno.
Luca corse fuori, sbatté la porta e la bloccò.
Il cuore gli martellava nel petto.
Ma quella notte, quando si sdraiò nel letto, notò qualcosa.
Lo specchio della sua stanza mostrava il suo riflesso…
con un ritardo di mezzo secondo.
E mentre Luca si spegneva la luce, il riflesso…
continuò a sorridere.
