LA LEGGENDA DEL BARBAVÈRN

Nelle campagne della Pianura Padana, tra risaie avvolte dalla nebbia e antiche cascine ormai in rovina, si tramanda da generazioni la leggenda del Barbavèrn, una misteriosa creatura utilizzata un tempo per mettere in guardia i bambini dal vagare da soli dopo il tramonto. Si racconta che, molti anni fa, ai margini delle risaie sorgesse una cascina isolata, abbandonata da tempo. Il tetto cadeva a pezzi, le travi marcivano per l'umidità e il vento faceva cigolare porte e finestre come se qualcuno camminasse ancora tra quelle stanze. Gli anziani del paese dicevano che quel luogo fosse la dimora del Barbavèrn. Nessuno sapeva con certezza quale fosse il suo vero aspetto, ma tutti lo descrivevano come un essere gigantesco, con una barba lunga e incolta che gli arrivava fino alla vita, occhi gialli capaci di brillare nell'oscurità come quelli di un gufo e un respiro così profondo da confondersi con il vento che attraversava i canneti. Durante il giorno non si faceva mai vedere. Ma al calare del sole... si diceva che il suo passo pesante riecheggiasse tra i granai vuoti, mentre i topi fuggivano al suo passaggio come messaggeri di sventura. Per questo nessuno osava avvicinarsi alla cascina dopo il tramonto. Un'estate, nel pieno della mietitura, un giovane del paese decise di sfidare la leggenda. Era curioso, testardo e convinto che il Barbavèrn non fosse altro che una storia inventata dai vecchi. «Sono solo superstizioni» disse agli amici. «Basta non avere paura.» Quella sera entrò da solo nella cascina. Non fece mai ritorno. Il mattino seguente venne ritrovato soltanto il suo cappello, abbandonato tra le risaie e coperto di rugiada. Del ragazzo non fu trovata alcuna traccia. Alcuni contadini raccontarono di aver udito, nel cuore della notte, una risata roca provenire dall'edificio abbandonato, seguita da un inquietante bagliore rossastro filtrare dalle finestre ormai senza vetri. Da quel giorno nessuno ebbe più il coraggio di mettere piede in quella cascina dopo il calare del sole. Ancora oggi, nelle campagne, gli anziani ripetono ai bambini lo stesso ammonimento: "Torna a casa prima che faccia buio... perché il Barbavèrn sente chi si attarda." E aggiungono, abbassando la voce: "Prima entra nei tuoi sogni... poi entra nella tua stanza." Nelle fredde notti d'autunno, quando la nebbia si alza dai fossi e avvolge la campagna in un silenzio irreale, qualcuno giura di vedere una figura altissima e barbutissima avanzare lentamente tra le stoppie. I suoi passi non producono alcun rumore. Almeno... non per tutti.
Perché, secondo la leggenda, solo chi è stato scelto dal Barbavèrn può sentire il suono dei suoi passi avvicinarsi nell'oscurità.
