LA LEGGENDA DELLA BEATA INDEMONIATA

La Beata Eustochio: tra santità, possessioni e misteri

La storia della Beata Eustochio, nata Lucrezia Bellini a Padova nel 1444, è una delle vicende più inquietanti della religiosità medievale italiana, sospesa tra fede, presunte possessioni demoniache e miracoli. La sua nascita fu già motivo di scandalo: era infatti la figlia illegittima di una monaca del monastero benedettino di San Prosdocimo e di Bartolomeo Bellini, un uomo sposato. Per evitare il disonore, la madre finse di essere gravemente malata e lasciò temporaneamente il convento per partorire in segreto. Affidata inizialmente a una balia, Lucrezia venne poi accolta dal padre, ma la moglie di quest'ultimo non la accettò mai, arrivando perfino a maltrattarla e a picchiarla pubblicamente. Alla fine la bambina fu riportata nel monastero dove viveva sua madre. Il convento, però, godeva di una pessima reputazione. La badessa era accusata di una condotta tutt'altro che monastica e, dopo la sua morte, il vescovo Giacomo Zeno impose una rigida riforma, vietando agli uomini di entrare nel monastero durante la notte. La decisione provocò una vera e propria rivolta: gran parte delle monache abbandonò il convento. Lucrezia, invece, rimase e iniziò a condurre una vita fatta di preghiera, digiuni e penitenze, mostrando una sincera vocazione religiosa. Fin dall'infanzia, tuttavia, il suo comportamento appariva insolito. Molti ritenevano che fosse tormentata dal demonio e, anche dopo aver pronunciato i voti monastici a soli diciotto anni, scegliendo il nome di Eustochio in onore della discepola di san Girolamo, le presunte manifestazioni di possessione non cessarono. Durante la cerimonia della professione religiosa si verificò un episodio che molti interpretarono come un cattivo presagio: l'ostia consacrata cadde a terra durante la Comunione. Per i presenti fu un segno inquietante, quasi che Dio stesso rifiutasse la giovane religiosa. Negli anni successivi le crisi si fecero sempre più violente. Gli esorcismi sembravano inutili e, secondo le cronache dell'epoca, Eustochio dovette perfino essere legata a una colonna per diversi giorni nel tentativo di contenerne gli accessi. Quando, poco tempo dopo, la badessa morì in circostanze misteriose, molte consorelle puntarono il dito contro di lei, accusandola di essere una strega. Imprigionata all'interno del monastero, sopravviveva con pane e acqua e veniva lasciata periodicamente a digiuno, mentre si discuteva se condannarla al rogo. La tradizione racconta che, durante la prigionia, il demonio le apparisse sotto forma di una gigantesca vespa che la tormentava senza sosta, oppure cercasse di strangolarla. Ogni volta che qualcuno accorreva alle sue grida, la trovava riversa a terra, quasi priva di vita. A salvarla fu il suo confessore, Girolamo Salicario, che riuscì a convincere la popolazione della sua innocenza. Nemmeno questo bastò a far tacere le malelingue: molte monache arrivarono perfino ad accusarla di aver stregato lo stesso sacerdote. Secondo una biografia del XVII secolo, il medico Francesco de Lazza, fratello della badessa, tentò di convincerla ad abbandonare il convento e a sposarsi, oppure a trasferirsi in un altro monastero, nel tentativo di mettere fine alle continue accuse. Eustochio rifiutò entrambe le proposte e rimase fedele alla propria scelta religiosa fino alla morte. Morì nel 1469, a soli venticinque anni. La leggenda racconta che, nell'istante del suo ultimo respiro, alcuni presenti udirono il demonio allontanarsi tra grida e lamenti. Neppure dopo la morte, però, la sua storia ebbe pace. Inizialmente fu sepolta in un semplice sacco di cotone, senza bara. Quattro anni più tardi il suo corpo venne riesumato e fu trovato incorrotto, circostanza interpretata come un miracolo. Inoltre, secondo la tradizione, dalla sua tomba iniziò a sgorgare un'acqua ritenuta miracolosa, alla quale vennero attribuite proprietà terapeutiche. Nel corso dei secoli le sue reliquie furono trasferite più volte. Dopo la demolizione del monastero di San Prosdocimo e, successivamente, con la soppressione del convento per effetto dei decreti napoleonici del 1806, il corpo della Beata venne traslato definitivamente nella Chiesa di San Pietro di Padova, dove è tuttora custodito. Ancora oggi la figura della Beata Eustochio continua ad attirare fedeli, studiosi del paranormale ed esorcisti. Ogni anno numerosi esperti di esorcismo si riuniscono proprio nella Chiesa di San Pietro, rendendo la sua storia una delle più affascinanti e misteriose della tradizione religiosa italiana.