LA LEGGENDA DELLE STRIGES

Tra le storie più singolari del folklore medievale europeo vi è quella delle striges, misteriose donne accusate di servire il Diavolo e di cavalcare enormi lupi durante la notte per rapire e uccidere i bambini. Il racconto proviene dalla Bretagna medievale ed è riportato in testi religiosi dell'epoca, nei quali le striges vengono descritte come donne possedute dal Maligno, capaci di assumere un ruolo demoniaco contro le famiglie ritenute deboli nella fede. La leggenda narra di una donna che aveva già perso due figli, entrambi morti poco dopo aver compiuto un anno di età. Per gli abitanti del villaggio non vi erano dubbi: quelle morti erano opera del Diavolo. Si credeva infatti che Satana, con il permesso di Dio come prova della fede degli uomini, assumesse le sembianze di anziane donne che cavalcavano lupi. Queste creature, chiamate in latino striges, avrebbero scelto le famiglie considerate poco devote per sterminarne la prole. Quando nacque il suo terzo figlio, la donna decise di non arrendersi. Non possedeva armi né protezioni particolari, ma escogitò un piano ingegnoso. Ogni sera lasciava una pentola sul fuoco con il pesante coperchio di ferro, attendendo che diventasse incandescente. Rimaneva poi sveglia accanto alla culla del bambino, pronta ad affrontare qualsiasi cosa fosse entrata nella sua casa. Una notte accadde ciò che temeva. La porta dell'abitazione si spalancò improvvisamente e fece il suo ingresso una vecchia a cavallo di un enorme lupo. La donna riconobbe immediatamente quella figura: era una sua vicina di casa, una delle anziane del villaggio. Quando la misteriosa visitatrice si avvicinò alla culla del bambino, la madre afferrò il coperchio rovente e glielo scagliò con forza sul volto. La vecchia lanciò un urlo terribile, riportò gravi ustioni al viso e fuggì nella notte. Il bambino, quella volta, si salvò. La mattina seguente la donna denunciò la vicina alle autorità locali, accusandola di aver ucciso i suoi due figli e di aver tentato di fare lo stesso con il neonato. Le guardie si recarono immediatamente presso l'abitazione dell'anziana. Non ricevendo risposta, sfondarono la porta e la trovarono con il volto gravemente ustionato. Per gli abitanti del villaggio quella era la prova definitiva che la donna fosse una strix, una delle streghe che cavalcavano i lupi. La notizia si diffuse rapidamente e attirò persino l'attenzione del vescovo della regione, noto per essere esperto di esorcismi e inquisizioni. Durante l'interrogatorio la donna continuò a proclamarsi innocente. Il vescovo decise allora di sottoporla a un esorcismo. Secondo il racconto medievale, dopo aver pronunciato le formule rituali, si manifestò un demone. Il testo non chiarisce se la creatura apparve dal nulla oppure se abbandonò il corpo della donna, ma riferisce che il vescovo gli ordinò di rivelare la verità. Il demone dichiarò di aver agito per volontà divina e affermò che le sciagure abbattutesi sulla famiglia erano una punizione destinata a una donna ritenuta di "poca fede". Questa leggenda rappresenta uno dei primi esempi della trasformazione delle antiche striges del mondo greco-romano nella figura della strega medievale. Nella tradizione classica, le striges erano creature notturne associate alla magia e agli infanticidi. Con l'affermarsi del Cristianesimo, queste figure vennero reinterpretate come donne al servizio del Diavolo, possedute da demoni e responsabili di malefici, omicidi di bambini e altri crimini soprannaturali. Racconti come questo contribuirono a plasmare l'immagine della strega che si diffuse in Europa nei secoli successivi, alimentando superstizioni, processi e persecuzioni durante la grande stagione della caccia alle streghe tra il XV e il XVII secolo. Oggi gli storici considerano questa vicenda una leggenda medievale che riflette le paure religiose e le credenze popolari dell'epoca, offrendo uno spaccato di come eventi tragici, come la morte infantile, venissero spesso spiegati attraverso il soprannaturale in un periodo in cui la medicina e la scienza erano ancora poco sviluppate.